LifebrainNews

Uno strumento di comunicazione medico-scientifica con focus sulla Medicina di Laboratorio: questo vuole essere LifebrainNews. Agile, innovativa, sempre aggiornata sulle ultime news medico-scientifiche, con un occhio all’attualità sanitaria, regionale e nazionale, queste le caratteristiche della nuova newsletter targata Lifebrain. Accompagneremo i medici fornendo loro informazioni, aggiornamenti e approfondimenti periodici. Raccoglieremo inoltre suggerimenti e richieste perché crediamo che il primo successo di chi offre un servizio di comunicazione è quello di “parlare” al cuore del suo pubblico, per costruire un’informazione sanitaria a portata dei Medici.

Esenzione per tutte le prestazioni di follow-up della malattia celiachia.

L’introduzione del Dpcm sui nuovi Lea, firmato dal Premier Paolo Gentiloni lo scorso 12 gennaio, determina un cambiamento epocale per le persone affette da celiachia: la malattia è stata ufficialmente inserita nell’elenco delle malattie croniche garantendo la tutela dei pazienti diagnosticati nelle fasi di follow-up. È prevista, infatti, l’esenzione dal ticket per tutte «Le prestazioni sanitarie appropriate per il monitoraggio della malattia, delle sue complicanze e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti», mentre non saranno più in esenzione le prestazioni specialistiche per la diagnosi. Secondo quanto suggerito dal Ministero della Salute, il follow-up dei soggetti affetti da malattia celiaca è da effettuarsi entro 6-12 mesi dalla diagnosi e ogni 1-2 anni per verificare principalmente la risposta alla dieta senza glutine – ad oggi unica strategia efficace per il trattamento della celiachia – e diagnosticare tempestivamente la comparsa di complicanze (“Protocollo su diagnosi e follow up della celiachia”, GU 191 2015). Con il nuovo decreto ministeriale si riconosce la notevole incidenza della celiachia che non può più essere considerata una malattia rara (in Europa le malattie rare colpiscono lo 0,05 per cento della popolazione, ovvero 5 persone su 10.00). Solo in Italia si stima che ci siano circa 600.000 celiaci, dei quali appena 100.000 sono stati diagnosticati. Ed è proprio il dato relativo alla “sotto-diagnosi” della celiachia che genera maggiore preoccupazione tra le persone sensibili al tema e suggerisce l’applicazione dei test diagnostici nella pratica clinica.

La prescrizione di esami appropriati è fondamentale per tutelare i pazienti dalla diagnosi al trattamento

Un’anamnesi approfondita, con particolare attenzione alla storia familiare, può orientare correttamente la prescrizione di esami adeguati, favorire l’emersione dei numerosi soggetti geneticamente predisposti ma non ancora diagnosticati, che potrebbero potenzialmente sviluppare la malattia, e offrire la possibilità di applicare tempestivamente strategie preventive.

Una maggiore incidenza della malattia celiaca si registra nei gruppi a rischio, ovvero familiari dei celiaci e persone già affette da malattie autoimmuni (principalmente diabete di tipo 1), da malattie cromosomiche (sindrome di Down, sindrome di Turner, sindrome di Williams) o da deficit selettivo di IgA. Tra le strategie diagnostiche adottate si prevede l’analisi delle varianti del complesso maggiore di istocompatibilità HLA DQ2 e/o DQ8 e il dosaggio sierologico di anticorpi anti-endomisio e antitransglutaminasi. La prima strategia è indicata quando siamo di fronte a una diagnosi incerta di celiachia e, soprattutto, nei gruppi a rischio per il suo valore predittivo negativo: se la tipizzazione di entrambe le varianti è negativa è improbabile che il soggetto sia celiaco e non è necessario, dunque, eseguire il dosaggio degli anticorpi. Quest’ultimo, in particolare quello degli anticorpi anti-transglutaminasi e anti-endomisio, ha un significativo valore diagnostico poiché fornisce informazioni sulle alterazioni della mucosa intestinale. Secondo le indicazioni del Ministero della Salute, infatti, valori superiori a 10 degli anticorpi anti-transglutaminasi e positività agli anticorpi anti-endomisio, insieme a sintomi caratteristici della celiachia, consentono di diagnosticare la celiachia evitando la biposia di conferma (“Protocollo su diagnosi e follow up della celiachia”, GU 191 2015).