Come la creatinina, l’azotemia serve a verificare il corretto funzionamento dei reni. Valori più alti rispetto alla norma segnalano una eventuale insufficienza renale, ma potrebbero essere dovuti anche ad una dieta troppo ricca di proteine. Per questa ragione, l’esame andrebbe eseguito insieme alla creatinina, in modo da avere un riscontro più approfondito.

L’acido folico è una vitamina del gruppo B, anche conosciuta come vitamina B9. Ha un ruolo fondamentale nella prevenzione di alcune malattie cardiache e di malformazioni congenite del feto durante la gravidanza, in particolare dei difetti del tubo neurale. In un soggetto sano il fabbisogno giornaliero è di 0,2 mg al giorno; in gravidanza è di 0,4 mg al giorno. Vegetali a foglia verde (es. spinaci, broccoli), legumi, alcuni frutti (es. banane, frutta secca), alcuni tipi di carne (fegato, reni) sono ricchi di vitamina B9. Durante la cottura dei cibi viene persa una quantità considerevole di acido folico. In alcuni casi, è importante integrarlo, specialmente nel momento in cui si pianifica una gravidanza, fin dal momento del concepimento e nei primi tre mesi di gestazione. La carenza delle vitamine del gruppo B può causare l’insorgenza di alcune forme di anemia, come la megaloblastica e la perniciosa.

La bilirubina è un pigmento di colore giallo presente nella bile ed è rilasciata dalla degradazione del gruppo eme, cioè il complesso chimico che lega il ferro dell’emoglobina. In questo caso si parla di bilirubina non coniugata (indiretta); si parla di bilirubina coniugata (diretta) quando è legata ad altre molecole. In questa forma la bilirubina entra nella bile, passa dal fegato all’intestino per essere eliminata con le feci. La misurazione della bilirubina è utile a monitorare le malattie epatiche, l’anemia emolitica e l’ittero neonatale. Valori di riferimento sono compresi tra 0.3 e 1.0 mg/dl per la bilirubina totale, tra 0.0 e 0.4 mg/dl per la bilirubina diretta, tra 0.1 e 1.0 mg/dl per la bilirubina indiretta. Alti livelli di bilirubina non coniugata possono essere associati ad anemia emolitica o a malattie epatiche come la cirrosi. Alti livelli di bilirubina coniugata possono essere legata a un difetto nel processo di eliminazione, a patologie come epatiti virali, a reazioni a farmaci o abuso di alcol.

Questa semplice analisi è un ottimo indicatore dello stato di salute delle ossa, in quanto il calcio conferisce rigidità e solidità all’osso. Valori inferiori alla norma possono indicare una carenza di vitamina D o un deficit dell’apporto di calcio attraverso l’alimentazione.

Conosciuto anche come colesterolo ‘buono’, è una lipoproteina ad alta densità, cioè associata a una piccola quantità di colesterolo. Il colesterolo HDL funge da ‘spazzino’ perché rimuove le quantità di colesterolo in eccesso dai tessuti e lo trasporta al fegato per depositarlo. Quando le HDL non rimuovono adeguatamente il colesterolo, aumenta il rischio di malattie cardiache: il colesterolo si deposita sotto forma di placche sulle pareti dei vasi sanguigni, provocandone un restringimento e impedendo il flusso sanguigno con conseguente rischio di infarto e ictus. Una concentrazione di colesterolo HDL minore di 40 mg/dL per gli uomini e di 50 mg/dl per le donne indicano alto rischio di patologia cardiaca; livelli superiori a 60 mg/dL sono fattori di protezione cardiovascolare.

L’emoglobina è la proteina presente nei globuli rossi addetta al trasporto dell’ossigeno dai polmoni ai tessuti dell’organismo. I valori di riferimento variano a seconda del sesso e dell’età: nell’uomo adulto sono compresi tra 14 e 18.0 g/dL; nella donna adulta variano da un minimo di 12 g/dL a un massimo 16 g/dL (nelle donne in gravidanza è compresa tra 11 e 14 g/dL); nei bambini di ambo i sessi oscillano tra 11 e 13 g/dL. Valori alti di emoglobina possono essere legati a patologie, quali le policitemie (condizioni accompagnate da un aumento dei globuli rossi), a stili di vita come nel caso dei fumatori o a contesti ambientali, come la montagna, dove l’aria è più rarefatta. In questi casi l’organismo ha bisogno di un maggiore apporto di ossigeno.

L’analisi delle urine consente di determinare la presenza di elementi disciolti nelle stesse, la loro acidità o alcalinità (PH), il loro peso specifico. E’ un indice di salute delle vie urinarie, e può rilevare la presenza di eventuali patologie renali, infezioni delle vie urinarie, diabete.

La ferritina è una proteina di deposito che lega il ferro, creando una preziosa riserva all’interno delle cellule e rilasciando la quantità necessaria quando l’organismo ha bisogno di utilizzarlo. Il dosaggio della ferritina nel sangue indica lo stock di ferro disponibile. I valori di riferimento della ferritina variano da persona a persona, a seconda dell’età e del sesso. Nelle donne oscillano tra 13-150 ng/mL e 30-400 ng/mL. Livelli di ferritina superiori a quelli di riferimento sono indicativi di un accumulo di ferro dovuto alla dieta o a condizioni patologiche come l’emocromatosi; valori inferiori suggeriscono una carenza di ferro che può sottendere patologie come l’anemia.

La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue. Il glucosio è uno zucchero e rappresenta una delle principali riserve energetiche dell’organismo. I suoi valori nel sangue dipendono dalla quantità di zucchero introdotta con l’alimentazione, dalla quota liberata dalle riserve a nostra disposizione e dall’azione di alcuni ormoni come l’insulina. Alte concentrazioni di glucosio nel sangue (iperglicemia) sono indice di rischio di diabetico o di altre condizioni patologiche correlate a alti livelli di glucosio, come la sindrome di Cushing, la pancreatite, l’ipertiroidismo. Negli adulti valori normali di glicemia a digiuno sono compresi tra 65 e 100 mg/dl.

La protrombina o (Fattore II) è una proteina che partecipa alla coagulazione, cioè il processo messo in atto dall’organismo per limitare la perdita di sangue. Il Tempo di Protrombina (PT) misura il tempo necessario alla formazione dei coaguli nei vasi sanguigni ed è usato nel monitoraggio delle terapie anticoagulanti orali (TAO). I valori di riferimento del PT sono compresi tra 11 e 13 secondi o tra 0,8 e 1,1, se espresso come INR (International Normalized Ratio), valore che consente di esprimere uniformemente i risultati, indipendentemente dal laboratorio dove viene eseguito l’esame. Valori di PT maggiori di quelli di riferimento indicano che il sangue impiega più tempo a coagulare; valori inferiori indicano un tempo minore necessario al sangue per formare coaguli.

I trigliceridi sono grassi (lipidi) introdotti principalmente con la dieta e, in minima parte, prodotti dal fegato. Sono trasportati attraverso il sangue sotto forma di lipoproteine (molecole formate da una parte proteica e da una lipidica, chilomicroni e VLDL), rappresentano una delle principali riserve energetiche dell’organismo e si accumulano nel tessuto adiposo. Insieme al colesterolo totale, HDL e LDL, i trigliceridi sono fattori di rischio delle malattie cardiovascolari. I valori normali di trigliceridi vanno da un minimo di 50 mg/dl a un massimo di 200 mg/dl. Al di sotto e al di sopra di questo range si parla di ipotrigliceridemia e ipertrigliceridemia. In questi casi, una dieta adeguata può contribuire a normalizzare i valori.

La sideremia è la misura dei livelli di ferro nel sangue, il cosiddetto “ferro di trasporto” legato alla trasferrina. È uno degli esami eseguiti per valutare il metabolismo del ferro ed è indicativa del suo corretto processo di assorbimento. Si esegue quando si ha il sospetto di una sua carenza o di un suo accumulo, che può risultare tossico. I valori normali sono compresi tra 53 e i 167 mcg/dl nell’uomo, tra 49 e 151 mcg/dl nella donna.

Bassi valori di sideremia possono essere legati a diversi fattori quali scarso apporto di ferro con la dieta, alterato assorbimento dei nutrienti a livello intestinale come nella celiachia, condizioni di maggiore richiesta come la gravidanza o l’allattamento, malattie emorragiche. Alti valori di sideremia sono legati all’introduzione di quantità aggiuntive di ferro come nelle trasfusioni, nelle terapie con ferro, nelle anemie emolitiche.

La vitamina D è prodotta attraverso l’esposizione alla luce del sole e viene assunta con la dieta. Svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute delle ossa: favorisce la normale formazione e mineralizzazione delle ossa, promuove l’assorbimento a livello intestinale di fosfato e calcio assunto con la dieta e il riassorbimento del calcio a livello intestinale regolandone le concentrazioni nel sangue. La vitamina D agisce anche sul sistema immunitario, stimolando l’attività immunogena e antitumorale, e sul pancreas stimolando la produzione di insulina. Per evitare carenze di calcio, è bene assicurare un apporto alimentare di vitamina D compreso tra 800-1000 mg al giorno. Bassi livelli di vitamina D possono essere associate a patologie come osteoporosi, rachitismo nei bambini e negli adulti (osteomalacia), psoriasi.