Metabolismo dell’omocisteina

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Che cos’è Life DNATest metabolismo dell’omocisteina

Il Test genetico metabolismo dell’omocisteina identifica le persone predisposte ad avere livelli elevati di omocisteina plasmatica.

L’iperomocisteinemia, fattore di rischio per numerose patologie, in primis le malattie cardiovascolari, può dipendere da diversi fattori come:

  • un regime alimentare inadeguato con insufficiente apporto di vitamine del gruppo B
  • uno stile di vita sedentario con abitudini nocive come il fumo
  • da varianti genetiche degli enzimi preposti al metabolismo dell’omocisteina.

 

Quali geni analizza

L’esame genetico del metabolismo dell’omocisteina analizza le mutazioni più comuni in due geni che regolano i livelli di omocisteina:

  • Gene MTHFR: codifica per la metilene tetraidrofolato reduttasi, enzima indispensabile per la metilazione dell’omocisteina in presenza di vitamina B12.
  • Gene CBS: codifica per la cistationina beta sintasi, enzima che metabolizza l’omocisteina, abbassandone i livelli ematici.

 

A chi è rivolto il Life DNATest sensibilità alla caffeina

L’esame genetico metabolismo dell’omocisteina è utile a tutte le persone interessate a conoscere la predisposizione al rischio cardiovascolare.

In caso di fattori genetici sfavorevoli è possibile minimizzare tale rischio attraverso un’alimentazione personalizzata, l’assunzione di vitamine e uno stile di vita sano.

 

Come viene eseguito il test

Il test metabolismo dell’omocisteina, come gli altri Life DNATest, si esegue autonomamente con un tampone buccale a secco che consente il prelievo di cellule della mucosa del cavo orale.

Una volta arrivato nel Laboratorio Lifebrain, il DNA viene estratto e analizzato per evidenziare le varianti del gene presenti.

 

Come interpretare i risultati del test

L’analisi delle varianti genetiche dei geni MTHFR e CBS può dare differenti risultati e raccomandazioni per il paziente:

  • normale attività enzimatica: non sono associate ad un aumento del rischio cardiovascolare
  • bassa attività enzimatica: rappresentano un fattore di rischio solo in soggetti con basso status di folati.

In caso di bassa attività enzimatica, un utile strumento di prevenzione è costituito dall’assunzione di vitamine B6, B9 (acido folico) e B12 e dall’aumento nel consumo di verdure a foglia verde, crucifere e frutta, che stimolano il processo endogeno di metilazione.

Con il referto il paziente riceve una tabella esplicativa dei risultati: in ogni caso, il referto deve essere interpretato da uno specialista medico alla luce del quadro clinico e di altri fattori.